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Due miliardi di persone si cibano di insetti, come un piatto di grilli fritti: una scelta forte ma ecosostenibile. Intanto a Bruxelles…

Gli esseri umani mangiano insetti e altri piccoli animali da millenni. In varie parti del mondo due miliardi di persone si cibano abitualmente di qualcosa come duemila specie diverse: nella sola Africa quelle commestibili sono cinquecento e comprendono vermi, cavallette, grilli, formiche e api.

La pratica, di cui vengono riconosciuti i meriti per l’ambiente poiché si tratta di fonti sostenibili di proteine, è ancora tabù in Europa. I grilli ad esempio. Sono molto nutrienti, hanno pochi grassi e molte proteine, vitamine e Sali minerali: richiedono pochissime risorse e, a differenza del bestiame, non producono quasi nessun gas serra.

In un sondaggio della European Consumer Organisation solo il dieci per cento degli intervistati ha ammesso di essere disposto a mangiare insetti al posto della carne. Ma le cose potrebbero cambiare presto.

Quest’anno Bruxelles ha approvato il commercio di larve delle tarme della farina per il consumo umano. Gli investimenti nell’allevamento e nella trasformazione degli insetti (che finora sono usati principalmente per l’alimentazione di alcuni animali) sono in costante crescita e si stima che entro il 2027 il settore raggiungerà i 4,63 miliardi di dollari.

Chissà se, in un futuro non molto lontano, un piatto di grilli fritti riuscirà a entrare anche nella nostra lunga tradizione culinaria.

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