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La storia di una crociata in difesa delle ragioni e per la libertà di stampa risolta con un atto di geniale nonviolenza. In Svezia (naturalmente)…

Quanti politici di oggi vorrebbero farla pagare ai giornalisti che li criticano… Per fortuna la libertà di stampa è garantita da leggi internazionali, e in Italia dalla Costituzione. C’è però un curioso caso di giornalista che fece di tutto per scontare la condanna, nello specifico addirittura la pena capitale, ma che riuscì a scamparla controvoglia.

Questa storia risale al 1834, quando il direttore del giornale svedese Stockholms Posten, Anders Lindeberg, fu condannato per aver scritto in un editoriale che il Re doveva essere deposto.
Il giornalista fu subito accusato di alto tradimento, mica bazzecole: la condanna prevedeva la decapitazione. Tuttavia la pena, che proveniva da una tradizione medioevale, parve eccessiva allo stesso Re di Svezia, Karl Johan.
Il sovrano pensò quindi di commutarla in tre anni di galera. Apriti cielo! Lindeberg andò su tutte le furie e insistette per il proprio “diritto” di essere decapitato per estremizzare la sua battaglia per la libertà di stampa. Si venne a creare quindi un complicato rebus legale. In un primo momento, addirittura, il Governo fece di tutto per far fuggire il prigioniero, ma lui si rifiutò seccamente.
Il Re, sempre più conscio dell’imbarazzo che la situazione comportava, decretò allora un’amnistia generale per tutti i prigionieri politici nelle patrie galere: un provvedimento ad personam dato che, in pratica, era applicabile al solo direttore Lindeberg. Ma quello, da parte sua, continuava a insistere per propria decapitazione.

La soluzione venne trovata da Karl Johan, un francese dalla vita romanzesca che da giacobino sarebbe diventato di lì a poco Re di Svezia e Norvegia. Un giorno, alla fine della sua “ora di aria” nel cortile della prigione, Lindeberg, tentando di rientrare in cella, trovò le porte sbarrate, rimanendo di fatto chiuso fuori. Non ebbe altra scelta che andarsene a casa: sano e salvo. E sconfitto nell’intento provocatorio.

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