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Famiglie più piccole: la popolazione del pianeta è destinata a diminuire, e non è detto che sia un male…

Persino un concetto antico e consolidato come quello di famiglia è soggetto a continui rimaneggiamenti sociali.
Un tema particolarmente interessante è quello del numero dei suoi componenti: la tendenza è quella di avere famiglie più piccole. In moltissimi paesi del mondo si sta registrando un arresto della crescita della popolazione e un crollo dei tassi di natalità.
Secondo il New York Times siamo davanti a “un’inversione vertiginosa senza precedenti nella storia”.
I demografi prevedono che entro la seconda metà di questo secolo la popolazione mondiale entrerà per la prima volta in un declino sostenuto.

Già lo scorso anno l’autorevole rivista Lancet aveva pubblicato uno studio dai risultati sorprendenti: il pianeta raggiungerà il picco nel 2064, con 9,7 miliardi di abitanti, e poi comincerà l’inversione di tendenza che farà scendere la popolazione a 8,8 miliardi di abitanti.

E qui arriva la vera novità, nella lettura dei dati e nell’analisi a lungo periodo. I demografi infatti invitano a ripensare l’organizzazione delle società, oggi fondate su famiglie con una forza lavoro giovane che sostiene l’economia.
Perché – udite udite – il calo demografico potrebbe avere effetti positivi. “Popolazioni più piccole potrebbero portare a stipendi più alti, società più uguali e a una qualità della vita migliore”, scrive il New York Times.
Ma soprattutto un pianeta con meno persone potrebbe allentare la pressione sulle risorse e, con la riduzione delle emissioni di carbonio, frenare l’impatto distruttivo del cambiamento climatico.

Insomma, la famiglia non è più vista solo come espressione di indicatori matematici, ma anche come fulcro della qualità della vita.
A prescindere dal numero dei suoi componenti.

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