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Gli economisti si interrogano: perché i pagamenti in contanti diminuiscono e il numero delle banconote in giro aumenta?

Lo chiamano il “paradosso delle banconote” ed è roba sulla quale, ormai da anni, economisti e banchieri centrali si dannano alla ricerca di una soluzione.
In cosa consiste? In pratica in tutte le economie sviluppate i pagamenti in contanti diminuiscono progressivamente, ma la quantità e il valore delle banconote in circolazione aumenta.

La domanda conseguente è: perché vengono stampate sempre più banconote, se apparentemente nessuno le usa? Ne ha scritto l’Economist ricapitolando i tentativi di spiegazione addotti dalle varie banche centrali.
In vent’anni, il valore totale delle banconote in dollari è quadruplicato, e quello delle sterline è triplicato. Il valore delle banconote in euro è aumentato ancora di più, ma poiché si tratta di una valuta nata circa vent’ anni fa il dato è meno rilevante.

C’è una risposta che tra tutte quelle più tecniche o specialistiche convince maggiormente gli analisti. Ed è la più imbarazzante per il sistema finanziario internazionale: secondo la tesi preminente la grande richiesta di contante è da attribuire all’attività di gruppi criminali e organizzazioni illecite, per i quali il contante è il modo più sicuro per operare e finanziarsi senza rischiare di essere scoperti dalle autorità.
Ma nonostante questo, scrive l’Economist, le autorità finanziarie mondiali stanno facendo poco per arginare il problema e riformare il sistema dei contanti. In parte perché lo ritengono meno importante rispetto ad altre grosse questioni finanziarie, e in parte perché gli attuali equilibri economici e politici rendono sconveniente limitare l’emissione di banconote.

Insomma svelato l’inganno, resta da trovare il coraggio di porre rimedio.

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