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Cresce la ribellione degli azionisti per gli stipendi stellari degli alti dirigenti. Scopri cosa accade quando molti soldi vanno in poche mani…

Nel mondo cresce la ribellione degli azionisti per gli stipendi stellari degli alti dirigenti dei giganti industriali.

Per via della crisi economica globale causata dal Covid, ma non solo, molti giganti industriali e gruppi economici mondiali stanno affrontando ribellioni degli azionisti a causa dei piani di remunerazione e di bonus dei loro più alti dirigenti. 

È stata particolarmente controversa la questione legata alla paga stellare di Tim Steiner, il CEO di Ocado, un gruppo inglese che sviluppa sistemi di automazione per i rivenditori online. Steiner nel 2019 ha guadagnato in sterline l’equivalente di 68 milioni di euro, cioè duemila e seicento volte il reddito medio annuo dei suoi dipendenti. 

Negli USA, la proposta di dare un bonus per l’anno di 47 milioni di dollari al CEO di General Electric, Larry Culp, ha destato qualche polemica. Culp si è difeso dicendo: “Non ho preso lo stipendio l’anno scorso dopo l’arrivo della pandemia. E poi abbiamo fatto tutti dei sacrifici”. Effettivamente, chi più e chi meno… 

In Italia, Mediobanca ha recentemente calcolato che lo stipendio medio di un top manager vale “oltre 36 volte il costo medio del lavoro (56.900 euro)” e che occorrono quindi “36 anni a un lavoratore medio per guadagnare quanto il proprio dirigente apicale nel 2020”. 

C’è un po’ di sana avidità nel cuore dell’incredibile motore economico che ha fatto arricchire l’Occidente in una maniera inimmaginabile cent’anni fa… Ma non è più il momento di strafare. Ai livelli meno elevati, tra la gente comune, il prossimo futuro economico non promette niente di buono, e tanto meno si vedono all’orizzonte stipendi favolosi per le masse. 

La confusione dovuta all’emergenza Covid tarda a estinguersi. Will Dunn, editorialista della rivista inglese New Statesman, ha avanzato una proposta: dato che i CEO sono favolosamente costosi, perché non abolirli? “Mentre le aziende corrono a rimpiazzare i dipendenti più umili con dei sistemi automatici, gli alti dirigenti mostrano poco interesse nell’automatizzare se stessi… Le decisioni umane sono anche il prodotto di pregiudizi e assunti irrazionali. La difficoltà nel fare scelte genuinamente razionali, come anche l’alto costo delle persone che le fanno, è un ottimo motivo per passare questi compiti al software…”. Una provocazione ma non solo. 

Una tesi che sta a metà tra la consapevolezza di un mondo in cui la ricchezza è sempre più nelle mani di pochissime persone, per l’appunto molti soldi in poche mani, e la certezza che il genio e le intuizioni che portano un’azienda al successo devono essere premiati in modo congruo. 

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